Nessuno è stato più Toro di Longo: merita un grazie

Se - a parte Belotti - c’è stato qualcosa di Toro, nel Torino FC di quest’anno, è stato Moreno Longo. Non che tutto quello che ha fatto Longo sia stato da Toro, a partire dai risultati (soltanto i troppo giovani e i mediocri di pensiero credono che il Toro e le ambizioni calcistiche non abbiano nulla a che spartire) per finire con il gioco (mai davvero innovativo, né brillante o divertente; del resto, ci sarebbe voluto Harry Potter). Ma di sicuro tutto, di Moreno Longo, è stato per il Toro. Per il Toro è venuto a lavorare in una situazione che sapeva essere allo sbando (anche se non COSÌ tanto). Per il Toro ha accettato un contrattino che fin dall’inizio prometteva un retrogusto amaro di tappo (il buco Mazzarri, e non solo quello), pur avendo cullato il sogno di una clamorosa eurorimonta per i due o tre secondi precedenti l’ingresso nello spogliatoio disastrato. Per il Toro ha rischiato di macchiare per sempre la sua immacolata fedina granata agli occhi dei tifosi, e magari di compromettersi un futuro da tecnico rampante. Per il Toro si è fatto andar bene dei giocatori che, fosse dipeso da lui, non avrebbero fatto manco i raccattapalle negli allenamenti degli Allievi. Per il Toro è stato zitto (in pubblico, chiaro) di fronte allo scempio psico-atletico-comportamentale che si è trovato di fronte una volta varcati i cancelli del Fila. Fila che, sempre per il Toro, aveva riaperto prima che il lockdown glielo richiudesse.